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IL SONNO DELLA RAGIONE

L'Italia non processò i criminali nazisti  torna all'indice

Nell'ottobre 1999 un importante quotidiano tedesco di Monaco di Baviera, la Suddeutsche Zeitung, pubblicò un articolo sensazionale. In esso denunciava che l'Italia, governata dalla Democrazia Cristiana, negli Anni Cinquanta evitò di perseguire molti criminali nazisti per non danneggiare i rapporti politici con la Germania, alleata in seno alla NATO.
"In Italia a tutt'oggi", scriveva il quotidiano: "centinaia di criminali di guerra tedeschi non sono stati puniti poiché, dopo la guerra, non si è indagato seriamente su di loro...". E citava documenti del Centro di documentazione degli Alleati e del Centro per la ricerca dei criminali nazisti di Ludwigsburg, oltre ad atti istruttori, rapporti d'inchiesta italiani in suo possesso e dichiarazioni dell'ex-ministro degli Esteri Gaetano Martino: "Le prove raccolte già a partire dall'autunno 1944 dalle Autorità militari americane e inglesi non sono state prese in considerazione dalle Autorità di Roma per un riguardo politico nei confronti della Germania, entrata nella NATO nel 1955…".
Così, quando l'anno successivo il Procuratore Militare di Roma cercò d'inviare una missione in Germania per indagare su alcune stragi di civili nelle quali erano coinvolti militari tedeschi, il capo della diplomazia italiana, Ministro Gaetano Martino, si oppose. In una lettera del 10 ottobre 1956 egli scrisse che indagini del genere potrebbero soltanto "stimolare critiche sulla condotta dei soldati tedeschi" e rafforzare nella Repubblica Federale "le resistenze interne all'adesione alla NATO". Da quel momento scomparvero dagli archivi della Procura Militare di Roma circa duemila incartamenti.
Fu dunque la ragion di Stato che portò all'occultamento di moltissimi processi. Uno di essi è però tornato ora di attualità: la strage di Cefalonia, nel settembre 1943, per cui perirono oltre seimilacinquecento, tra soldati ed ufficiali italiani. L'istruttoria fu compiuta nel 1945, ma il processo non venne mai celebrato. Così la terribile vicenda di Cefalonia rimase confinata nel ristretto mondo degli studiosi e nel dolore dei familiari senza entrare nella storiografia maggiore.
Furono ben settecento le stragi nazifasciste rimaste occultate nei cassetti, che causarono quindicimila vittime innocenti. Contro l'infame ragion di Stato si è ora espresso un documento conclusivo, approvato all'unanimità, il 6 marzo 2001, dalla Commissione Giustizia della Camera per l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sull'accaduto.
La vicenda era sorta per iniziativa sia dell'onorevole Rosanna Moroni (PCDI), sia delle delegazioni dei Comuni di Stazzema, Barletta, Capistrello, Roccaraso, Roma, della Provincia di Lucca, della Regione Toscana e dei rappresentanti dell'Associazione ANPPIA, della Confederazione delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane, della Comunità ebraica di Milano, dell'Associazione Vittime Civili di guerra, che richiesero al Presidente della Camera di far piena luce sulle responsabilità dell'occultamento dei 695 fascicoli giudiziari ritrovati in un armadio a Palazzo Cesi di Roma e relativi ad altrettante stragi di nazifascisti.
Si parlò allora (settembre 2000) di un armadio della vergogna. Poi una rappresentanza del Comitato delle vittime, presieduto dal Sindaco di Stazzema, fu ricevuto, il 23 febbraio 2001, dal Presidente Ciampi che assicurò il proprio interessamento.
Trattandosi di un fatto gravissimo, che oscura la storia dell'Italia democratica e repubblicana, vari deputati si mobilitarono per sollecitare un'indagine conoscitiva e per ottenere un potenziamento degli organici delle Procure Militari al fine di consentire un più rapido disbrigo delle cause pendenti o in istruttoria.
Il documento conclusivo, approvato dalla Camera nello scorso mese, ricostruisce nei dettagli i fatti.
Tre le date cruciali. La prima è il 20 agosto 1945: alla Presidenza del Consiglio si tiene una riunione alla presenza del Procuratore Generale militare, Umberto Borsari. L'indignazione per le stragi è fortissima. Gli inglesi, in particolare, pensano di organizzare una Norimberga italiana.
"Avevano acquisito prove sufficienti sul fatto che la condotta bellica dei tedeschi nei confronti delle popolazioni italiane aveva configurato un atteggiamento e una volontà terroristiche".
Gli inglesi addirittura chiesero di trasferire in Italia l'attrezzatura per le traduzioni simultanee usata nel processo di Norimberga ai gerarchi nazisti.
Lo storico Paolo Pezzino ha portato all'attenzione dell'indagine conoscitiva un appunto dove si annuncia che la Corte sarà inglese e che si stanno ricercando i colpevoli della strage di Cefalonia. Si decide che ci sarà una Corte inglese per i generali tedeschi; gli italiani penseranno agli ufficiali inferiori. E' la stagione delle condanne a Kesserling, Maeltzer, Wolff, Mackensen.
Sull'Europa, però, cala rapidamente la cortina di ferro e monta la guerra fredda. Improvvisamente questi processi per i crimini nazisti diventano scomodi. Il 10 dicembre 1947 si chiude la stagione dei grandi processi degli Alleati. Complessivamente le corti militari britanniche hanno tenuto 49 dibattimenti.